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10.9.07

Anche quest’anno è giunto il momento del maxi-papiro-diario-di-viaggio. Stavolta per raccontare il Cile e un pezzetto di Bolivia. C’è qualche (75!) foto linkata qua e là, ma il grosso è QUI
Purtroppo però devo cominciare con una nota molto triste per ricordare una persona che è scomparsa giusto il giorno in cui sono partita, anche se l’ho saputo solo al ritorno. Un amico da tanti di quegli anni che la sua presenza nella vita di tutta la mia famiglia era ovvia come il sorgere del sole, anche se ultimamente ci siamo incrociati solo di rado. Questo minuscolo gesto per cercare di conservarne il ricordo, giusto adesso, mi sembra proprio il minimo visto che per alcuni motivi che non sto qui a spiegare, la decisione di fare questo viaggio la devo in buona parte a lui.

Allora, il tutto cominciò il giorno 3 agosto 2007 con un primo striminzito aereo in larghezza praticamente più piccolo di un autobus ^^’ Nessuno sclero da parte mia e i primi due pezzi della compagnia, cioè la sottoscritta ed Antonio, arrivano all’aereoporto di Madrid felici e contenti di poter bivaccare un po’. Invece gli tocca cominciare a correre quando si rendono conto che il terminal del volo per Santiago sta in tutto un altro edificio raggiungibile solo via metro ^^’ Comunque dopo questa stiracchiata alle gambe arriviamo in orario e ci imbarchiamo senza problemi su un poco comodo volo Iberia. Sconsigliato a chi ha molta fame ed è più alto di 1.60...Ci vediamo comunque in anteprima Shrek 3 e tra un po’ di cazzeggio sull’ipod, qualche pisolino, una magra colazione e qualche smadonnamento, le 13 ore di volo passano e ci ritroviamo finalmente in Cile! L’aereoporto non è grandissimo e durante l’ora di attesa per recuperare i bagagli mi riecheggiano nella mente le voci di tutti quelli che sconsigliavano l’Iberia. Altri passeggeri attorno a noi prelevano le loro valigie con l’aria soddisfatta mentre continuiamo ad attendere come due stoccafissi, ma alla fine scoviamo i nostri beneamati in un mucchio misteriosamente fuori dai nastri ^^’ Viste le storie che si raccontano non ci possiamo proprio lamentare. Finalmente poi riusciamo a beccare la nostra preda principale: Don Fabrizo con la sua Veronica che caritatevolmente ci sono venuti a prendere per evitare che facessimo la fine di Totò e Peppino a Milano ^^’ Ci concediamo una colazione indimenticabile e passiamo la giornata a zonzo per i quartieri fighetti di Santiago prima di imbarcarci sull’ancora più fighetto Tour Bus che durante la notte ci porta a Valdivia belli comodi e accuditi dal personale che ci sistema cuscino e copertina e per poco non ci da il bacino della buona notte ^.^

Don Fabr generosamente ci fornisce quotidianamente tortini e latte alla lucuma *___* e soprattutto ci ospita nella sua dimora dotata di termosifoni, col senno di poi penso che non ce li siamo goduti abbastanza visto che poi praticamente non ne incroceremo più! Ricordo che lì ad agosto è inverno e siamo ad una latitudine infame. E infatti sarà perché lì si era parecchio a sud, sarà che provenivo dai 30° e oltre di Napoli, sarà che non avevo ancora comprato il mio fido maglione_materasso, sarà per la pioggia che quando c’è non si risparmia e a volte si porta pure il vento, la tappa valdiviana è quella dove ho sofferto maggiormente >.< Comunque, la città non è enorme e non ha strade o piazze particolarmente notevoli, ma la zona del lungofiume è molto bella, e c’è un mercatino del pesce che è tanto carino con le sue cozze grandi quanto triglie, i viziati e poco atletici leoni marini e i pellicani sempre in agguato per raccattare avanzi. Ci sono anche i falchetti, particolarmente pittoresche le loro aggressioni ai piccioni in volo ^^’
Una prima giornata se ne vola grazie a Veronica che ci scarrozza tutti e quattro nella sua macchina tra Puerto Octay, il villaggetto similtedesco di Frutillar, punti panoramici da dove si dovrebbero vedere dei vulcani che però sono occultati dalle nuvole per la maggio parte, un memorabile pranzo a base di carne alla brace e pure un primo avvistamento di lama *.*
Scatta il lunedì, agli indigeni tocca lavorare e per i seguenti tre giorni Totò e Peppino sono pressocchè soli. In realtà la sera il gruppo si ricongiungerà attorno a panini o sushi fatto in casa *.*, una volta anche in compagnia del gruppo degli amici internazionali di Don Fabr, tra cui il famoso Alex, italiano trapiantato pure lui e viaggiatore nel vero senso del termine che ci racconta un sacco delle sue imprese davvero estreme. Una serata ed è già il mio modello, un giorno pescherò anche io i salmoni con le mani come fa lui!
Quanto a noi banali turisti, ce ne andiamo prima nel paesino di Pucon, di lì alle cascatelle che chiamano Ojos del Caburgo e alle terme, le prime di una lunga serie, ma le uniche dove ho osato bagnarmi, (visto che eravamo praticamente soli e sarebbe stato un peccato non approfittare di tutta quella pace) perché dentro l’acqua si sta al calduccio, ma il momento dell’uscita mi ha segnato per la vita. Ovviamente si è pure messo a piovere ^^’
Il terzo giorno è dedicato alla costa, una guida un po’ fariniella ci porta su un fortino spagnolo a picco sul mare dal romantico nome di Castillo de Nieblas, il Castello delle nuvole. Le nuvole ci sono e c’è pure un vento micidiale che me lo ricordo ancora…Ma l’oceano arrabbiato è bellissimo e vale una poco atletica (da parte mia almeno) discesa sull’immensa e deserta spiaggia. Pranziamo in un bellissimo bosco abbastanza Atro prima di tornare alla civiltà e dedicare le ultime ore della giornata alla degustazione della birra locale, la tedeschissima Kuntsman. Di nuovo a Valdivia Fabr ci assegna il compito di trovare di soli il Jardin Botanico. Eseguiamo :)
Arriva il nostro ultimo giorno in città che dedichiamo ad un giro sul fiume col battello che ci porta lungo il Rio Cau Cau al villaggetto di Punucapa dotato di alberane secolare chiamato Macro CARPA. L’importanza di questa notizia sarà comprensibile solo a pochi iniziati…Carichi di energie positive dopo questo mistico incontro, dopo una degustazione di sidra (lì è femmina^^’) ci prendiamo pure un te in una rusticissima locanda che pareva ferma a 400 anni fa, bellissima *_________* E stupidamente non ho fatto foto, ma il miraggio di poter incamerare un po’ di calore dopo aver patito il freddo per giorni mi ha distolto dalle mie imprese ‘artistiche’. Sediamo insieme a un paio di vecchiette cilo_francesi che ci avevano avvistati anche a pranzo (mentre noi giovani ma rincoglioniti non le avevamo praticamente notati) e di ragazzi franco_francesi che tra l’altro si erano casualmente già incontrati con le vecchiette al nord. Se il mondo è piccolo, figuriamoci il Cile! Ma in tutto ciò è giunto purtroppo il momento di salutare Veronica e rubarle Fabr per qualche giorno, un nuovo luccicoso Tur Bus ci riporta a Santiago pronti per la prossima tappa…

…E per recuperare Annalisa e Massimo, gli altri due membri della compagnia giunti dopo un numero imprecisato di ore di volo ^^’ Al gran completo, e dopo aver comprato cappello e guanti moooooooooorbidi *.* pranziamo senza nessun ritegno al ristorante dell’aereoporto, come se non bastasse Fabr ci introduce al culto degli Alfajores i biscotti più luridi che si possano immaginare, ma ci giustifica il freddo e tutto sommato sarebbero seguiti giorni di digiuno, specialmente per me, anche se al momento non potevo saperlo. Intuito femminile! Sporchi dentro ma soddisfatti ci facciamo un giretto per Santiago, città che non mi fa impazzire, grande, trafficata e affollata come tutte le metropoli, ma almeno a quanto abbiamo visto, senza peculiarità o monumenti particolarmente belli. Ogni tanto qualche cileno ci sente parlare italiano per strada e ci ferma per dirci cose belle della comunità italiana e di vedere questo e quello, ma il tempo è poco.
L’aereo che ci porta ad Arica, estremo nord, alla frontiera col Perù, ha due stramaledetti scali intermedi e io mi scendo il mio primo tavor che non mi abbatte ma mi rilassa quel tanto che basta per evitare di mandare affanculo senza motivo i malcapitati che mi capitano a tiro. Comunque di Arica per il momento non vediamo niente, visto che arriviamo di sera, ma non sembra un luogo particolarmente ameno ^^’ Neppure l’appartamento dove dormiamo, tristemente vuoto di cose commestibili e con tanto di cane che latra in lontananza nella notte, ma almeno crea l’atmosfera.

Inizio la nuova giornata dando di stomaco un paio di volte, punizione divina per aver fatto fuori un numero eccessivo di tortini da colazione in quel di Valdivia ^^’ prima di caricare armi e bagagli sul furgone che ci porterà in giro in escursione per i prossimi giorni insieme a due inglesi che ben presto ci lasceranno per casini loro e una madrilena di nome Maria con cui ci siamo trovati molto bene e che dopo ha proseguito per il Perù…In tempo per il terremoto >.< La sfiga è internazionale!
Una doverosa tappa sotto un cactus e poi inizia la vera salita…E il mal d’altura che allieterà le nostre giornate subito si fa sentire. Sfioro il collasso per mancanza di ossigeno ma mi raccattano e strascinano fino al furgone dove il fido Manuel, guida un po’ paracula ma simpatico, inizia il mantra ‘es normal’ si ok, però che palle! Meglio il mate de coca corretto alla chachacoma che fa un po' schifo, ma riprende e fa passare il mal di testa. Pranziamo in una locanda carina ma con bagni che sono l’Holiday Inn della salmonella e proseguiamo. Lungo la via facciamo tappa al pueblito di Socoroma, 20 anime, ma non se n’è vista manco una e alle terme, dove non ho il coraggio né la forza di fare il bagno, perché siamo ancora più in alto e l’ossigeno è un dolce ricordo, tutto quello che posso fare è strisciare miserabilmente fino al nostro furgone e collassare lì in attesa di scendere almeno di un po’ fino al villaggio di Putre che sarà la nostra base per i prossimi giorni. L’alberghetto non è gran chè, ma ceniamo in un ristorantino tutto in stile indio troppo carino *___* e poi è riscaldato! La cucina non l’ho apprezzata perché sempre per colpa di quella cavolo di altura (siamo comunque attorno ai 3600 metri se ben ricordo) ho lo stomaco chiuso, e non sono la sola.

La notte per fortuna mi aggiusta un po’, ma c’è un’epidemia di mal di testa. Un po’ ammaccatelli ce ne andiamo lo stesso in gita verso il Salar de Suriri e qui cominciano le vere meraviglie. Facciamo un primo mini trekking in un posto incantevole dove incontriamo quegli esserini tanto pucci che si chiamano viscachas e sono un incrocio tra un coniglietto e uno scoiattolo *_____* il giro porta attraverso un ponticello dove si può salire tipo due per volta, ad una casina minuscolissima con dentro una pozza d’acqua logicamente termale. Inutile dire che ogni metro di strada percorsa porta a nuovi spettacoli…Una seconda tappa è al pueblito di Guallatiri che per giunta è pieno di lama! Un minuto di silenzio per la mia macchina fotografica che cade nel terriccio assieme a me. Non sarà più la stessa -__-
E finalmente giungiamo al meraviglioso Salar, con le montagne che si rispecchiano nell’acqua e un sacco di fenicotteri, per gli amici flamencos. Camminare è ancora un po’ faticoso, ci vuole il tempo che ci vuole per abituarsi alla mancanza d’ossigeno, ma è veramente una visione</span> che compensa di ogni fatica! Come le onnipresenti terme. Sulla via del ritorno ci imbattiamo in quelle di Polloquere, l’acqua esala vapori sulfurei e quando c’è vento si formano delle trombettine d’aria troppo forti…Ma l’odore di zolfo non abbandonerà più i miei jeans fino al prossimo lavaggio >.<
Dopo una giornata faticosa cosa c’è di meglio che avere casini con l’hotel…E cambiamo! Ma per lo meno cambiamo in meglio…
Il nuovo giorno inizia con un momento che attendevo da tempo, un incontro ravvicinato coi lama! La guida ci porta a conoscere Lolli e i suoi amici. La bestiola dovrebbe essere domestica, si avvicina (a passo di carica) spontaneamente ai turisti in cerca di cibo, e come presto apprendiamo sputa con grande facilità ^^’ Femmina isterica! Per di più si coalizza e quando vedi tre di loro chiudere su un essere umano masticando minacciosamente, capisci che è il momento di andare.
D’altra parte ci aspetta lo spettacolarissimo lago Chungara. Lungo una strada bellissima facciamo pure tappa al villaggio Parinacote per vedere una chiesetta spagnola, fare qualche doverosa compera e assaggiare la carne di lama secca che è pure buona!
Ancora visioni spettacolari e poi il lago. Che è qualcosa di immensamente bello, c’è l’enorme (e attivo ^^’) vulcano Parinacote (c’hanno fantasia per i nomi da quelle parti, si si) spolverato di neve che incombe e si rispecchia nell’acqua e un branco di lama che pascolano liberi sulla riva. Questi qui ci lasciano passare indenni :) Anche stavolta il trekking è un pochino duro, ma come sempre ne vale assolutamente la pena, è difficile credere che tutta quella bellezza possa starsene lì conservata in un posto solo!
E’ la nostra ultima notte a Putre e la celebriamo andandocene a vedere le stelle nonostante il solito freddo spietato. Visto che siamo nel nulla e che l’aria è tersissima, lo spettacolo è di quelli indimenticabili, anche perché è strano alzare gli occhi e non riconoscere neppure una costellazione! Dobbiamo pure salutare Maria che prosegue verso nord mentre il giorno dopo noi ce ne scendiamo un po’ più a sud lungo una strada che passa attraverso le bellissime montagne della Precordigliera con certi angoli incantati come il minuscolo villaggio (abbandonato) di Ticnamar e il boschetto di eucaliptus dove ci fermiamo a pranzare.
Dalle montagne al piatto che più piatto non si può! Passiamo attraverso il vero deserto, quello di Arica e tutto quello spazio con il niente più assoluto intorno è immensamente affascinante, ma anche quasi da agorafobia. Salutiamo gli dei Tutelares e proseguiamo per la spiaggia di Vitor. Il mare è in tempesta come piace a me, ma le onde sono da junior league rispetto a quelle viste a Valdivia :P C’è pure un’esercitazione militare nelle immediate vicinanze, le cannonate non aiutano a creare l’atmosfera. Ho provato e riprovato a fotografare gli uccelli in volo sulla cresta dell’onda, ma senza successo. Pure il metodo Don Fabr (corrergli incontro gridando ‘mammt’) non mi ha aiutato, quindi niente.
Alla fine ritorniamo ad Arica, orfani della guida Manuel, alloggiamo in un hotel che ha qualcosa dei ’70, la camera con la portafinestra sulla spiaggia non è male, il resto della città comunque, non mi esalta per niente. A parte il centro non è molto di più di una baraccopoli e sono contenta che non ci dobbiamo fermare di più. E poi saranno stati i miraggi dettati dalla fame, ma mi è sembrata popolata per lo più di brutti ceffi ^^’ Mò, chi vive a Napoli ne sa qualcosa, e quelli erano proprio parecchio brutti. La cena a base di pesce comunque è di quelle che rimette in pace col mondo anche se il ristorante avrebbe avuto bisogno di una buona lavastoviglie. Ad ogni modo ci fanno il pisco sour più buono che ho bevuto in tutta la vacanza, quindi promosso! Mi vendo per poco…

Tristeeeesssssaaaa dobbiamo salutare Fabr che torna a Valdivia a faticà, mentre noi quattro superstiti ce ne andiamo a San Pedro de Atacama con un volo brutto brutto brutto. Secondo il mio metro di giudizio almeno. L’atterraggio turbolento ad Antofagasta (che poi già una città con un nome che pare una malattia tropicale…vabbè) non aiuta a far sbocciare l’amore tra me e i micidiali suppostoni volanti è___é
San Pedro non è brutta, anzi, ma è un po’ troppo artificiale per i nostri gusti, la classica trappola per turisti, però è piena di negozi e questo è bello! In ogni caso ci sono tante di quelle cose da fare che il tempo per lo shopping letteralmente manca. Incontriamo anche altre due amiche di NA e ce ne andiamo tutti insieme a mangiare. Una homelette che fa schifo con patatine fritte smosciate! Difficile che una frittata venga così male eppure ci sono riusciti. E vabbè. La prima notte la passiamo in un alberghetto piuttosto spartano, ma con tutta la stanchezza accumulata chissenefrega, qualunque giaciglio mi sta bene. Fra l’altro l’hotel è dotato di cuoco francese che a colazione prepara le crepes, certo spalmarci il burro reso monolitico dal freddo è un’impresa, ma volere è potere e noi vogliamo! C’è pure un gattone rosso superaffettuoso ^.^ e scroccone. Poter sprimacciare una bestiolina senza la paura di ricevere una sputacchiata in faccia è un bel cambiamento. Comunque ci tocca sempre affrettarci perché le escursioni partono presto (se non prestissimo). La prima è per il salar de Atacama, anche lui dotato di fenicotteri, ma meno bello del Suriri. E’ chiaro comunque che siamo sempre di fronte a spettacoloni della natura e infatti questo salar merita che mi freghi un paio di pietre di sale a mò di souvenir. Meno male che non mi è venuto in mente di assaggiarle perché contengono cianuro ^^’
Passiamo poi alle Lagunas Altiplanicas, per me uno dei posti più belli visti in questo viaggio *______* il che le candida ad essere uno dei più belli visti in generale. Il posto in sé è di una bellezza commovente, i colori sono a dir poco spettacolari, sull’acqua c’è un velo di ghiaccio che si spacca e suona come…Ghiaccio che si spacca ^^’ E c’è una pace intorno che ti fa venire voglia di spazzare via i pochi turisti che passeggiano. Tra cui logicamente anche noi ^^’ Anche l’altura ormai non è più fastidiosa e poi la strada è prevalentemente in discesa. Avvistiamo pure una volpina che passeggia con la pelliccia al vento *____* C’è persiono la tappa shopping al villaggetto di Toconoa, ma ancora una volta gli acquisti dovranno aspettare.
A cena divoriamo dei piatti di carne, uova, patate e cipolle e pure il dolce, che ora che sono di nuovo a dieta me li ricordo con le lacrime agli occhi, in un ristorantino con tanto di falò al centro (come usano da quelle parti) e musica folk live. La serata deve concludersi presto però perché ci attende la sveglia alle ore 3.10 (!) del mattino per andare a vedere i geyser del Tatio. I bastardi sono particolarmente attivi all’alba quindi dobbiamo metterci in marcia molto presto, noi ed altri derelitti strafatti di sonno e immobilizzati dall’eccesso di vestiti. Ovviamente il freddo a quell’ora è al suo massimo e persino i getti di fumo fanno poco per riscaldarci, ma dovevo avere addosso un 5 o 6 chili di abiti quindi ho sofferto molto meno del previsto. Però le pozze d’acqua bollente sono praticissime per scaldare il latte e possiamo concederci una colazione bollente con tanto di biscottini ^.^ Con il sole ormai alto qualcuno si getta nell’immancabile pozza d’acqua termale mentre la sottoscritta vilmente (anche per sfuggire agli acuti di una turista brasiliana invasata di gioia) si rifugia sotto il geyser più grande del gruppo, sempre attivo e noto come ‘mangiaturisti’ per averne fatti fuori ben 4 negli ultimi anni >.< Ragion per cui è il più amato dai suddetti turisti ^^’ Per la cronaca, non è che io sia presa da istinti suicidi, basta solo restare a distanza di sicurezza.
Il pomeriggio invece è dedicato alla tramonto sulla Valle della Luna. Doveva essere l’escursione più semplice e invece…Prima andiamo a fare un po’ di foto nella Valle della Morte, poi un po’ di trekking in una specie di canyon e fin qui…Si passa poi al percorso in una caverna completamente buia dove non si può camminare in piedi perché il soffitto è troppo basso e bisogna quindi avanzare accovacciati e tutti sbilanciati da un lato perché il soffitto oltre che basso è pure obliquo. La guida approfitta del momento propizio per informare chi ancora non lo sapesse del terremoto in Perù. Il sogno di ogni claustrofobico insomma. Ma è stato divertente ^.^ Dopo di chè un po’ perché abbiamo cazzeggiato, ma soprattutto perché siamo partiti con 20 minuti di ritardo senza apparente motivo, ci tocca salire in fretta e furia su una delle varie dune di sabbia (e camminare sulla sabbia è già faticoso di suo) perché stiamo perdendo il tramonto. E infatti arriviamo in cima inutilmente spolmonati quando il sole è già tramontato. Comunque questa Valle della Luna merita la fama che ha (e che mi imbottigli un po’ di sabbia per ricordo ^^) con le montagne all’orizzonte tutte rosa, insomma lo spettacolo è garantito.

A questo punto tradiamo il Cile per alcuni giorni per una doverosa escursione in Bolivia. La nostra meta è lo sterminato e stupefacente Salar de Uyuni, ma in realtà tutto quello che abbiamo potuto vedere della Bolivia lungo il tragitto è stato meraviglioso *____*
Dopo attente riflessioni ci scegliamo un’agenzia che dovrebbe essere decente, la Estrella del Sur. C’è da dire che da quelle parti tendono tutti ad essere un bel po’ pallisti a promettere, promettere, incassare e non mantenere, ma considerando che da altri abbiamo sentito di guide ubriacone, mancanza di cibo e acqua in pieno deserto, a noi è andata di lusso. Niente sacchi a pelo come ci avevano promesso, ma almeno ci hanno procurato coperte extra. D’altra parte erano quelle o la loro pelle, quindi…
Alla frontiera boliviana conosciamo Marcos, la nostra guida, un vecchietto non molto loquace ma tanto buono, che non si è ubriacato e non ci ha mai lasciati a secco. Ci ha pure preparato la pasta. Faceva schifo naturalmente, ma conta il pensiero. Conosciamo anche Beppe e Cristina, due signori modenesi con cui divideremo la jeep per i prossimi quattro giorni. In realtà viaggiamo in tandem con un'altra jeep carica di starnazzanti ragazzette inglesi poco amichevoli e a volte un po’ fastidiose, ma forse quando si sta in mezzo al nulla più assoluto è meglio non viaggiare soli.
Le strade boliviane sono ancora più inesistenti di quelle cilene, nel senso che proprio non ci sono e mi meraviglia ancora come facciano le guide ad orientarsi così bene. D’altra parte è il loro mestiere. Il buon Marcos ci porta quindi prima alla bellissima Laguna Verde. Con raffiche di vento tipo bora. Al quadrato. Sosta di rito a terme di rito, poi lungo un percorso che pare di stare su Marte arriviamo ai geyser che chiamano Sol de la Manana e ti fanno la cortesia di restare attivi anche ad orari più comodi. Un paesaggio selvaggio e primordiale anche più bello del Tatio! Il pomeriggio invece è dedicato alla Laguna Colorada, con le alghette dentro che in determinate condizioni di vento fanno diventare l’acqua rossa. Spettacolo! Anche qui ci sono tanti, ma tanti flamencos ^-^ Apprendiamo che la crosta di sale che si forma sull’acqua è più fragile del previsto e non sempre è saggio camminarci sopra e forti di questa nozione ce ne andiamo al rifugio ad aspettare la notte. Posticino pittoresco ma alquanto spartano, niente riscaldamento e niente luce elettrica a parte un paio d’ore serali. Per fortuna abbiamo comprato la torcia a San Pedro oppure andare in bagno evitando il buco nel mezzo del pavimento sarebbe stato complicato! C’è una discreta folla in compenso, visto che è presumibilmente l’unico tetto disponibile nel raggio di chilometri e chilometri e chilometri. Ma l’idea stessa di dormire nel mezzo del deserto è super affascinante oltretutto il cielo di notte è carico di stelle nonostante la luna infatti ci imbacucchiamo al massimo delle nostre possibilità e unici 6 temerari, usciamo per una passeggiatina notturna. Breve per la verità, perché il freddo si sente lo stesso e non è il caso di allontanarsi troppo, se avessero tolto le luci al rifugio giusto in quel momento forse saremmo rimasti abbastanza fottuti. Altrettanto imbacuccati ci prepariamo ad affrontare una notte scomoda ma tutto sommato molto meno fredda del previsto. Potere dell’ammucchiata! E dei doppi calzini, dei tripli pullover, delle quintuple coperte ecc.
La seconda giornata boliviana si apre con udite udite, raffiche di vento! E si, anche e soprattutto con gli alberi di pietra, macignoni plasmati dal vento che lì è così forte (e freddo, ovviamente) che mi meraviglia ci sia rimasto ancora qualcosa ^^’ Anche qui il ditino impazzisce sul tasto dello scatto prima di desensibilizzarsi del tutto assieme agli altri. Pessima non_sensazione >.< Per fortuna lungo la strada colorata a pastello per la Laguna Honda il sangue mi si scongela e riconquisto l’uso di tutte le dita. Anche questa laguna è ovviamente meravigliosissima, ma ci sono pochi fenicotteri. Si vede che sono tutti concentrati sull’altrettanto mitica Laguna Hedionda (anche i boliviani, che fantasia!) dove riusciamo ad avvicinarci veramente tanto. Dopo averne visti tanti i flamencos dovrebbero essere diventati noiosi e invece sono sempre bellissimi, soprattutto quando volano e anche troppo simpatici quando zampettano e svolazzano sulle lastre di ghiaccio così sottili che si spaccano persino sotto il loro peso ^.^
Marcos ci fa dei fusilli stavolta accettabili prima di portarci a vedere un vulcano con pennacchio di fumo non troppo degno di nota, poi sul Salar Chiguana che è solo un antipasto di quello che sarà Uyuni, ma ha pure lui il suo fascino, con in mezzo un unico binario di ferrovia che va verso il nulla ed una minuscola stazione militare. Svegliamo il guardio dalla siesta per passare e ce ne andiamo a passare la notte all’hotel di sale. Che è fatto interamente appunto di sale. Che sta pure per terra e sembra di camminare sulla sabbia. Una figata immensa! Anche qui solo un paio d’ore di luce elettrica, ma abbiamo bagni in camera con doccia e addirittura l’acqua calda. Almeno a volte ^^’ La sala comune da proprio sul Salar de Uyuni, sempre più vicino *___* per di più i colori del tramonto sono veramente memorabili. Peccato che le foto non rendano. Il sale assorbe l’umidità e la notte non si sente freddo anche se fuori ci sono raffiche di vento da paura.
In ogni caso la notte è breve perchè ci tocca l’ennesima levataccia alle 5 del mattino perché dobbiamo correre (coi pancake della colazione ancora in gola) a vedere l’alba sul Salar. Che dire di questa sterminata e piattissima distesa bianca grande quanto una città? L’alba è spettacolare, ma anche a mezzogiorno stare lì è una sensazione unica in un posto unico al mondo e potrei stare qui a scrivere pagine e pagine senza riuscire a spiegare. Non ci sono parole. Compensa di gran lunga la levataccia e ogni scomodità di un viaggio un po’ avventuroso. Che rifarei anche adesso. Quando lì è estate si forma un velo d’acqua che rispecchia il cielo con le nuvolette *_______* quindi, caro Salar, ci rivediamo a febbraio. Non so ancora di che anno, ma ci rivediamo ^.^
Però quando è asciutto si vedono molto meglio le follie che si inventa la natura! Comunque, l’acqua non c’è più dalla notte dei tempi, in compenso sono rimaste le isole. Quella di Incauasi è incredibilmente piena di cactus, alcuni anche decisamente antichi, arrivano tipo fino a 1200 anni di età O__O Attraverso la stradina sgarrupata degli Incas si può salire in cima all’isoletta e sembra di stare veramente in mezzo al mare. Solo che è tutto così bianco da accecare. Lo so che l’ho già detto, ma è un posto incredibile. E’ anche l’ultima tappa sigh, e bisogna mettersi sulla strada del ritorno. Ci fermiamo pure ad una poco notevole miniera di sale dove raccatto un altro paio di souvenir che però non ce l’hanno fatta ad arrivare in Italia. Eh si, perché alle pietre di sale non fa bene essere lavate insieme alle felpe ^^’ E vabbè. Il pranzo stavolta è nella civiltà. Marcos ci porta addirittura in casa sua ad Uyuni, la città che da il nome al salar…O viceversa. E’ una cittadina povera comunque e mi fa un po’ di tristezza, anche se rispetto a quelli che devono essere gli standard boliviani, cioè quelli di uno dei paesi più poveri del mondo, se la passano almeno decentemente. La cosa sfiziosa è che le donne sono ancora quasi tutte vestite con l’abito tradizionale che prevede, tra l’altro, un cappello a bombetta very british!
Ereditiamo Valerio, la guida delle inglesi che proseguono per altre vie e ce ne andiamo prima al cimitero dei treni, poi al terzo ed ultimo rifugio della serie. Rustico e gelato tipo quello della prima sera, ma c’è di buono che conosciamo Marco ed Alessia, due ragazzi toscani che ci fanno sbellicare dalle risate coi racconti delle loro disavventure. E noi che pensiamo di essere sfigati! Per di più viaggiano in compagnia di un argentino strambo e una keniota fanatica di sciamanesimo.
Ancora una volta ci svegliamo col buio per arrivare presto alla frontiera. Qui dobbiamo davvero dire addio alla Bolivia (che mi è proprio rimasta nel cuore, ma tanto!), o arrivederci :) e finalmente rientriamo in Cile dopo un massiccio controllo bagagli alla dogana dove quasi si tenevano un israeliano che abbiamo imbarcato alla frontiera boliviana. Di nuovo nella linda San Pedro ci sistemiamo in un hotel troppo carino, finalmente fa caldo e possiamo giacere sulle amache in giardino senza troppi maglioni! Ma non troppo a lungo perché c’è ancora da vedere il museo di storia precolombiana, carino, e da saccheggiare le bancarelle del mercato coperto. Finalmente posso levarmi il pensiero dei souvenir, almeno per la maggior parte! Mai fatto un viaggio con così poco tempo per lo shopping. Ma le cose da vedere sono proprio tante e ci si imbatte piuttosto raramente nella cività.
Per la cena ci organizziamo con modenesi e fiorentini, dopo di chè, non paghi di tutte le fatiche, alle 11 di notte partiamo per il tour astronomico. Il tutto si svolge un po’ fuori dal paese dove due tizi e quattro telescopi ci aspettano. Le stelle a distanza (relativamente) ravvicinata sono luminose più dei diamanti, uno spettacolo bellissimo, e possiamo persino fotografare la luna tramite uno dei telescopi. Figata ^__^ Dopo una luuunga osservazione delle varie costellazioni, lo Scorpione, Pegaso, la Croce del Sud ecc, rigorosamente all’aperto >.< possiamo finalmente metterci al coperto e ci offrono pure una bella cioccolata calda attorno ad una candela (!), mentre un astronomo francese continua a parlare. Non ho idea di cosa abbia detto, la stanchezza alla fine si fa sentire e me cala disperatamente la palpebra. Peccato, il tipo è simpatico e gli argomenti interessanti, credo che mi sarei goduta molto di più la gitarella se non fossi stata così a pezzi.
E’ l’ultima notte a S. Pedro e la compagnia, sigh, si scioglie. I modenesi se ne vanno ad Arica, e anche noi dobbiamo dividerci, Annalisa e Massimo verso sud, Antonio ed io a Valparaiso per la nostra ultimissima tappa.

Ci tocca una giornata intera di viaggio tra bus, aereo (per me il solito travaglio, ma a Santiago mi compro il lama peluche dei miei sogni *______*) e di nuovo bus. Però su quello che ci ha riportati ad Antofagasta hanno proiettato Nacho Libre, un film talmente trash che è persino divertente e infatti già avevamo fatto in modo di vederlo in Italia. Shame on us :P
Per fortuna per la notte ci sistemiamo alla grande in un bed&breackfast che ci aveva consigliato Maria la madrilena. C’è pure internt gratis e la proprietaria è gentilissima. Ci riempie di informazioni e volantini e il giorno della partenza si sveglierà pure ad un orario infame per farci la colazione. Non sono una grande fan delle città cilene, decisamente non sono il punto di forza del paese, infinitamente meglio i villaggetti indios pure se sono poveri e sgarrupatelli, ma questa qui è carina specialmente in confronto ad altre e capisco perché tutti lì ne vadano pazzi. Il lungomare è praticamente interamente occupato dal porto, ma la vista dall’alto dopo il tramonto è lo stesso bella e romantica come in tutte le città di mare. Le collinette tutt’attorno sono molto carine, con le casette colorate, i murales a bizzeffe e le salite spaccacore. Per di più una di queste è gemellata con Camogli(!) e la Liguria tutta ^^’ La parte più bella è sicuramente la Sebastiana, la casa di Pablo Neruda *___* Dentro è immensamente carina, ma purtroppo le foto sono vietatissime. Almeno faccio il pieno di cartoline/poesie al bookshop. C’è anche un museo navale dove diamo sfogo alla nostra demenza con foto che vorrei non aver fatto e vediamo finalmente Arturo Prat e tutto il suo corredino, l’uomo cui ogni più minuscolo paese del Cile ha dedicato una strada ^^’ Non ho ancora ben chiaro il perché di tanta fama in realtà.
Non ci sembra che ci siano locali degni di nota per passare le serate e con mia somma gioia ceniamo sushi due sere su due *_________* e da bravi cinefili ci concediamo persino un film. Che ha sicuramente elevato il nostro spirito e sollevato il nostro intelletto. Die Hard 4 olè!!! Almeno l’hanno proiettato in inglese, non che in un film del genere i dialoghi siano fondamentali…^^’ Lo scopo comunque è raggiunto: ammazzare il tempo! A parte l’unico neurone…Si perché domani si parte e ci tocca un'altra dozzina e passa di ore sul ‘comodissimo’ volo Iberia. Il mio piano è di non dormire affatto per arrivare naturalmente narcotizzata al decollo, quindi una volta in camera, visto che il pc è disconnesso per la notte, dopo aver fatto i bagagli con tutta la calma possibile, mi metto a leggere il libro che ho scarrozzato ed ignorato per i precedenti 20 giorni. Per la croncaca, ‘I Racconti degli Arabeschi’ di Gogol. Non l’ho finito in quella occasione perché sono crollata verso le 3.30 fallendo la missione, ma mi è piaciuto un sacco!

E alla fine, il triste momento della partenza ;________; La stanchezza per fortuna un po’ ci abbatte e nonostante la scomodità si dorme, anche se a singhiozzo. Ovviamente l’ultimissimo aereo, quello tra Madrid e Roma, doveva essere tra i più disgraziati, una discreta turbolenza ci accompagna e all’atterraggio ho preso la mia decisione. Gli unici aerei sui quali salirò in futuro saranno quelli belli grandi per i voli intercontinentali. Con quelli piccoli scompa a vita è__é
Sul treno che mi porta sola soletta a Napoli mi tocca realizzare che la vacanza è davvero finita e chi lo sa quando e se ritornerò mai in Cile, però mi manca già tantissimo ;_____;
Per lenire le sofferenze da fine viaggio c’è solo un modo. Pianificare il prossimo! Ora come ora mi sta già nascendo in testa un progettino per Capo Nord ^___^

posted by <$Arikel$> 14:40
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